Browser più diffusi messi alla prova: chi protegge la privacy nelle navigazioni online odierne

Browser più diffusi messi alla prova: chi protegge la privacy nelle navigazioni online odierne

Franco Vallesi

Gennaio 2, 2026

Quasi mai, quando apriamo un browser per visitare un sito, pensiamo a quanto la nostra privacy rischi davvero di essere compromessa. Dietro l’interfaccia semplice e familiare, si celano sistemi molto complessi che tracciano e monitorano ogni nostra mossa raccogliendo dati personali senza un vero consenso consapevole. Chi naviga ogni giorno dovrebbe rifletterci, soprattutto ora che le tecniche di monitoraggio sono diventate più subdole ed efficaci. Una recente analisi condotta su vari browser ha rivelato differenze marcate nella protezione della privacy, – e questo è un dettaglio spesso trascurato – mettendo in luce chi veramente tutela la riservatezza digitale e chi, invece, espone gli utenti a rischi maggiori.

Come i browser gestiscono il tracciamento e il fingerprinting

Lo studio si è concentrato su tre aspetti chiave per la privacy: il fingerprinting – cioè l’identificazione del dispositivo tramite caratteristiche uniche e metodologie sofisticate –, i blocchi attivi contro i tracker – quei software che controllano gli spostamenti online dell’utente – e la sicurezza nella trasmissione dei dati tra siti diversi. Sono stati utilizzati punteggi da 1 a 99, dove numeri alti indicano meno efficacia nella protezione. Risultati importanti per capire davvero cosa scegliamo quando selezioniamo un browser.

Browser più diffusi messi alla prova: chi protegge la privacy nelle navigazioni online odierne
Una persona lavora al computer, consapevole dei rischi per la privacy online. La difesa dei dati personali è cruciale nell’era digitale. – databaseimmobiliareitaliano.it

Tra quelli analizzati, ChatGPT Atlas si distingue con un punteggio di 99: il più alto e purtroppo il meno protettivo. Usare questa piattaforma significa correre il serio rischio di lasciare in giro tracce digitali molto evidenti. Subito dopo, Google Chrome con 76 punti mostra i suoi limiti, nonostante la diffusione mondiale. C’è da dire che, soprattutto nelle grandi città, dove la connessione è incessante, chi naviga spesso con Chrome dovrebbe stare attento. Altri browser, come Vivaldi (75), Microsoft Edge (63), Opera (58) e Ungoogled (55), hanno numeri più bassi: una buona notizia, certo, ma con livelli di protezione che variano parecchio.

Il risultato dice una cosa ben precisa: la scelta del browser influisce davvero sulla quantità di dati personali che, spesso senza saperlo, finiscono nelle mani di terzi.

I browser più attenti alla riservatezza e i compromessi con l’usabilità

Mozilla Firefox ottiene un punteggio di 50, offrendo un compromesso tra funzionalità e protezione. Ancora meglio fanno Safari (49), DuckDuckGo (44) e – con il punteggio più basso, 40 – Tor Browser. Quest’ultimo usa metodi complessi per nascondere l’indirizzo IP e ridurre le tracce digitali al minimo, risultando lo strumento più adatto a chi vuole navigare senza lasciare impronte.

Brave e Mullvad adottano filtri automatici per bloccare pubblicità e tracker, limitando la condivisione involontaria di dati. Ungoogled, invece, evita ogni tipo di comunicazione automatica con server esterni, un ulteriore passo verso la protezione. Ma, ecco il punto: scegliere questa privacy ha un prezzo. Come la perdita di funzioni comode, tipo il salvataggio automatico di password o suggerimenti personalizzati. Chi naviga deve decidere dove posizionare la soglia tra comodità e difesa dei propri dati sensibili.

Chi naviga regolarmente si accorge che la necessità di riservatezza si fa sentire soprattutto in certi periodi – ad esempio durante i mesi più freddi dell’anno, quando si riflette più sul modo con cui usiamo la rete. La crescita esponenziale dell’uso dell’ intelligenza artificiale rende il discorso privacy ancora più urgente: la mole e la complessità dei dati in circolazione si sono moltiplicate, ecco perché la protezione diventa delicata.

Insomma, trovare un browser che garantisca un buon equilibrio tra sicurezza e praticità si rivela sempre più importante per un uso del web consapevole e – perché no – più sereno. In Italia, sebbene si stia iniziando a parlarne di più, manca ancora una diffusione adeguata di queste informazioni tra il pubblico. Servono approfondimenti e una maggiore attenzione personale.

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