Data center negli USA alimentati da reattori nucleari navali dismessi puntano a rivoluzionare l’energia

Data center negli USA alimentati da reattori nucleari navali dismessi puntano a rivoluzionare l’energia

Franco Vallesi

Gennaio 2, 2026

Negli Stati Uniti, la richiesta di energia per i data center dedicati all’intelligenza artificiale ha trovato una soluzione inconsueta: trasformare in funzione i reattori nucleari militari ormai dismessi. L’idea nasce perché, con il crescere dei carichi computazionali, le reti elettriche tradizionali spesso si dimostrano insufficienti, incapaci di sostenere i picchi di consumo così intensi. Serve qualcosa di più solido, stabile, a prova di blackout.

Parliamo di reattori nucleari provenienti da portaerei e sottomarini fuori servizio, capaci di generare tra i 450 e i 520 megawatt di potenza. Una cifra impressionante, ma che si traduce in un’alimentazione continua ideale per i grossi centri di calcolo, evitando quei fastidiosi sbalzi energetici legati a fonti più variabili come il solare o l’eolico.

Strano ma vero, il sito scelto per installarli si trova vicino a un laboratorio nazionale in Tennessee, un posto con un’esperienza consolidata nel settore nucleare. Insomma, un ambiente con la competenza tecnica e scientifica necessaria a gestire reattori del genere, togliendo qualsiasi incertezza sperimentale e puntando tutto su basi concrete. Ecco perché si parla di sicurezza al top, non a caso considerata una priorità assoluta.

Il rapporto tra energia nucleare militare e infrastrutture civili

Utilizzare reattori nucleari navali nell’ambito civile risponde a una necessità ormai pressante di soluzioni energetiche affidabili, capaci di supportare infrastrutture tecnologiche di grandi dimensioni. Progettati per reggere condizioni estreme, questi reattori garantiscono un’erogazione continua e durevole, qualità che ben si adattano ai centri con consumi elevati e costanti.

Data center negli USA alimentati da reattori nucleari navali dismessi puntano a rivoluzionare l’energia
Una nave militare naviga in mare aperto. Reattori di navi dismesse potrebbero alimentare i data center. – databaseimmobiliareitaliano.it

Le unità dismesse dall’esercito militare si rivelano così particolarmente congeniali per usi civili: la forma compatta favorisce la loro collocazione vicino a poli scientifici e tecnologici già esperti nel campo del nucleare. Il know-how raccolto in questi luoghi – detto tra noi, non roba da poco – aiuta a mantenere gli standard di sicurezza al massimo livello, che non è certo cosa da poco quando si tratta di materiali radioattivi e protocolli rigorosi, gestiti da personale altamente qualificato.

Resta il nodo centrale della sicurezza. Questi reattori, di origine militare, non sono affatto semplici da manovrare: richiedono controlli severissimi, tecnologie avanzate per il monitoraggio continuo e personale preparato. La lunga tradizione nucleare locale e le strutture già consolidate diventano quindi un fattore chiave per ridurre i rischi nel tempo, un aspetto che i tecnici tengono d’occhio con la massima attenzione.

L’impatto sul futuro dei data center e della produzione energetica

L’impiego di reattori militari nucleari nei data center dell’intelligenza artificiale potrebbe rivoluzionare l’approvvigionamento energetico di queste strutture. L’energia nucleare offre una fonte robusta e continua, differenziandosi nettamente dalle rinnovabili, che ovviamente possono essere intermittenti e meno affidabili nei momenti di picco. Un vantaggio non da poco.

In un settore dove la potenza deve essere garantita senza sosta, le interruzioni, anche sporadiche, diventano un grosso problema, rallentamenti inclusi. Si tratta di evitare ogni intoppo, insomma, ecco perché questa scelta ha senso: il segnale, in termini di continuità, è forte e chiaro.

Un plus è il riuso di reattori già pronti: meno tempo speso per costruire, e pure meno costi rispetto a un impianto da zero. Collocandoli vicino al Tennessee – dove la competenza nucleare esiste da decenni –, si favoriscono sinergie con scienza e industria locali, un aspetto spesso trascurato, ma che quando c’è fa la differenza. Dettaglio non da poco, credetemi.

Insomma, il futuro dell’energia in ambito tecnologico sembra puntare su una combinazione di innovazione e recupero intelligente di tecnologie già note, adattate però alle esigenze di un mercato in veloce evoluzione, che richiede potenza, sicurezza e affidabilità a livelli mai visti prima.

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